Ai domiciliari per truffa, l’ex parlamentare difende la “scommessa collettiva”: “Almeno 90 persone con me hanno guadagnato”

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“Io non sono un vigliacco, e lo ripeto non frego le vecchiette. Mi denuncia chi ha perso. Chissà perché i tanti vincenti non mi hanno denunciato e anzi”. Mario Adinolfi, il giornalista e leader del Popolo della Famiglia che ora si trova arresti domiciliari per truffa a danni di decine di persone coinvolte nella cosiddetta “scommessa collettiva”, passa al contrattacco durante l’interrogatorio del gip e del pm Maurizio Arcuri. “Il gioco è aleatorio. Si vince e si perde. Con me almeno 90 persone hanno guadagnato. Notai, professori, giornalisti. C'è chi ha ricevuto indietro il doppio”, spiega Adinolfi sottolineando che “ci sono pure persone che mi devono dei soldi”. E ancora: “Io non frego le vecchiette”, sentenzia l’ex parlamentare che, poi, perde le staffe e ribadisce: “Io non sono un vigliacco, e lo ripeto non frego le vecchiette. Mi denuncia chi ha perso. Chissà perché i tanti vincenti non mi hanno denunciato e anzi”. Per quanto riguarda, invece, i 1800 euro che avrebbe dato alla madre ogni 30 giorni per quasi quattro anni, spiega: “Restituivo dei soldi prestati”. Sulle vacanze alle Maldive e agli altri presunti lussi contestati che si sarebbe concesso col denaro degli scommettitori dice: “Nessun lusso, le indicazioni delle causali erano indicative del lavoro fatto dai clienti, un segno di riconoscimento”. E, poi, precisa: “Erano loro a chiederlo. Io non li ho mai visti, mai c’ho parlato. Con il senno di poi, quell’indicazione è stata un’imprudenza. Quello è stato un errore di superficialità”.