«Sono disperata, mi ha preso tutto, mi ha rovinata». È solo una delle persone che hanno denunciato Mario Adinolfi e il suo "Scommessa collettiva" per truffa. Maria, il nome è di fantasia, ha 67 anni, è disabile e ha dato all'ex deputato e fondatore del Popolo della famiglia 82mila euro, ricevendone indietro solo 23mila. Mentre il giornalista ieri, dopo un giorno di arresti domiciliari - per truffa ed evasione fiscale - ha affidato una nota al proprio avvocato dichiarandosi innocente e respingendo ogni accusa: «Non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri». Ma le persone che gli hanno affidato i propri risparmi - circa cinque milioni accertati - fidandosi di quel volto noto, dei suoi ideali, e delle promesse di ricevere indietro non solo quanto versato ma anche gli "interessi", ora vogliono giustizia.

Le promesse Tra di loro ci sono professionisti, impiegati ma anche persone fragili, come la signora Maria che non ha neanche più i soldi per pagarsi le cure e lancia un appello affinché qualcuno la aiuti: «Sono sola, ho bisogno di un aiuto economico e anche sanitario, di un avvocato che mi aiuti con la banca, vorrei trovare una comunità religiosa che mi ospiti perchè sono sepolta viva». Maria sentiva Adinolfi in radio, poi ha iniziato a seguirlo sui social, dove sponsorizzava il circuito "Scommessa collettiva". «La difesa dei diritti dei disabili e il suo essere un cristiano autentico mi ha fatto fidare di lui», spiega la 67enne. «All'inizio gli ho dato novemila euro e ha rispettato gli accordi, quindi mi sono fidata - aggiunge - Parlava dell'iniziativa come di un rifugio, un'associazione di amici». Poi però, dopo aver dato all'ex deputato nel giro di cinque anni 82mila euro, la 67enne li ha richiesti. È stato a quel punto che, «dopo aver aspettato mesi e aver ascoltato una montagna di scuse, mi sono resa conto che si trattava di un truffatore». «Mi ha dato il colpo di grazia - conclude in lacrime - Se mi avesse ucciso avrebbe fatto meno danni». Non solo Maria, che fa parte della decina di persone offese i cui nomi compaiono nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Roma nei confronti di Adinolfi. Ci sono altre persone che denunciano il "sistema". Alcune - circa 12 - sono assistite dall'avvocato Stefano Brustia. Tra loro c'è un musicista che ha iniziato a investire in "Scommessa collettiva" nel 2007. «Nei primi due anni avevo guadagnato circa 1500 euro, poi ho smesso e lui mi ha liquidato come promesso», racconta.Le scuse Ma i problemi, come anche per gran parte dei malcapitati, sono iniziati negli ultimi anni, quando Adinolfi ha iniziato a promettere guadagni fino al 150 per cento delle somme versate. «Mi sembravano cifre troppo alte per essere credibili, quindi ho deciso di uscire e lì sono iniziate le scuse di Adinolfi per non ridarmi i soldi. Negli anni gli ho dato 31mila euro e ne ho ricevuti indietro solo 21mila», conclude. Stesse scuse da parte dell'ex deputato, tra la campagna elettorale, il rischio di controlli e sedicenti tempi tecnici, sarebbero arrivate anche a Luca (nome di fantasia): «Avevo conosciuto Mario tramite un amico del Popolo della famiglia, lui ci aveva guadagnato, quindi mi sono fidato». Avrebbe fatto leva sulla sua notorietà e sulla situazione familiare di Luca: «Stavo affrontando una separazione difficile, mi diceva che ci era passato anche lui e che mi avrebbe aiutato».E mentre proseguono le indagini della Procura di Roma, c'è già chi c’è già chi è ricorso al Tribunale civile che ha disposto il sequestro di circa 90mila euro di beni riconducibili all'ex deputato.