Secondo l’inchiesta per truffa ed evasione fiscale che lo ha portato agli arresti domiciliari, Mario Adinolfi avrebbe truffato decine di persone per 4,7 milioni di euro ed avrebbe evaso 400mila euro. Sarebbe riuscito a farlo sfruttando la sua notorietà di giornalista e politico: è stato parlamentare, ha fondato il partito ultraconservatore Il Popolo della Famiglia e ha sempre predicato valori morali tradizionali e in linea con la fede religiosa.
Adinolfi univa a questo una certa fama da giocatore professionista di poker, e anche per questo molte persone – non si sa ancora quante – gli avrebbero affidato i loro soldi per partecipare al suo sistema di “Scommessa collettiva”, che promuoveva dal 2005. Il principio di questi sistemi è semplice: raccogliere molto denaro per scommetterlo su più fronti, per massimizzare le vincite ma anche per coprire eventuali perdite.
Chi partecipava pagava una quota iniziale che veniva raccolta in un fondo comune e utilizzata per fare scommesse sportive. Come scrive Repubblica, che per prima ha dato la notizia degli arresti, si entrava nel sistema con il passaparola e tutto partiva con il bonifico sui conti personali di Adinolfi, senza alcun accordo scritto o contratto. Nelle causali dei bonifici i partecipanti scrivevano cose essenziali, tipo “quote” o “versamento”.










