È accusato di truffa ed evasione fiscale per le quali è agli arresti domiciliari, ma davanti al gip Mario Adinolfi – politico, giornalista e giocatore di poker nonché paladino della famiglia tradizionale – si è dichiarato innocente. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ha sostanzialmente confermato di “essere un giocatore”, ma di “non essere un truffatore di vecchiette né un lestofante”. Nei confronti di Adinolfi la procura di Roma contesta i reati di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi in relazione alla “scommessa collettiva”, un circuito di raccolta fondi da privati, promosso via social, ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive.

Secondo l’accusa, coordinata dalla Procura di Roma e portata avanti dalla Guardia di Finanza, l’ex parlamentare ha raccolto denaro da numerosi investitori promettendo rendimenti derivanti da scommesse sportive e attività di gioco, causando un danno complessivo stimato in circa 4,7 milioni di euro. I reati contestati sono truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. L’indagato ha però sostenuto che l’iniziativa fosse perfettamente conosciuta da chi vi aderiva. “Non come il Supernalotto“, ha detto, spiegando che si trattava di una attività lecita alla quale partecipavano circa novanta scommettitori, “anche persone importanti e note”. Secondo la sua ricostruzione, il denaro gli veniva affidato in maniera “assolutamente volontaria”. Da qui la sua conclusione: “Chi perde denuncia e chi vince non denuncia”. A sostegno della propria tesi ha citato anche un episodio specifico: “Ad una signora che gli aveva dato 30mila euro, gliene ho ridati 50mila”. Tra gli aderenti al progetto denominato “Scommessa collettiva”, Adinolfi ha indicato professori universitari, notai e nobili, sostenendo che molti avrebbero ottenuto guadagni superiori alle somme inizialmente versate. “Se io sono un evasore allora lo sono tutti quelli che giocano online. Ho sempre fatto una vita morigerata, altro che Courmayeur, non so neanche sciare”, ha affermato. Al termine dell’interrogatorio, i difensori hanno depositato l’istanza di revoca della misura cautelare. Il gip si è riservato di decidere dopo aver acquisito anche il parere del pubblico ministero. “Il nostro assistito ha risposto correttamente e serenamente a tutti i capi di imputazione che gli sono stati contestati, dando ovviamente in questa fase delucidazioni specifiche su quello che gli è stato contestato”, hanno concluso gli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo.