Tra ondate di calore sempre più frequenti, isole di calore urbane e consumo di suolo, gli studenti del DIAm dell’Università della Calabria spiegano come infrastrutture verdi, desealing e una nuova progettazione urbana possano rendere città e centri abitati più vivibili, sicuri e sostenibili.

I dati dell’OMS parlano chiaro: nella settimana dal 21 al 28 giugno 2026, in Europa, sono state registrate 1300 morti causate da un’ondata di caldo estremo. In questo contesto, si rende evidente la necessità di adattare le nostre città ai requisiti di sostenibilità, al fine di proteggere i soggetti più sensibili, come anziani, bambini e disabili.

Di seguito, i dati e le dichiarazioni fornite dagli studenti del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente (DIAm) dell’Università della Calabria: Francesco Vecchio (rappresentante del Consiglio di Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente) e Costanza Rubino (rappresentante del Consiglio Unificato del Corso di Laurea in Ingegneria per l’Ambiente e la Sicurezza del Territorio).

ISOLE DI CALORE IN CITTÀ

Le elevatissime temperature costituiscono un fenomeno destinato a non arrestarsi: entro il 2050, il numero di giornate caratterizzate da ondate di calore in Italia raddoppierà. Sempre più, le nostre città rappresentano vere e proprie “isole di calore”: durante il giorno, asfalto, edifici e cemento assorbono energia solare e la rilasciano lentamente di notte, impedendo il naturale raffrescamento. Questo fenomeno può generare una netta differenza di temperatura tra le zone rurali e quelle urbane, luoghi caratterizzati da scarsa vegetazione, ridotta ventilazione tra gli edifici, caldo prodotto da traffico, climatizzatori e attività industriali.