È il tempo delle megalopoli, dicono urbanisti e geografi, raccontando come oramai il 45% della popolazione del mondo viva nelle città e che le megacities sono in costante espansione: immense aree urbanizzate, sistemi territoriali interconnessi che ospitano decine di milioni di abitanti e vivono un’intensa, continua, nevrotica e contrastata fusione di attività fisiche ed economiche. Gigantesche concentrazioni di iniziative, imprese, idee, ricchezze, movimenti. E altrettanto giganteschi problemi sociali, economici e ambientali.

Megalopoli, metropoli, megacittà, a seconda delle dimensioni e degli abitanti. Spazi in cui si concentra la vita politica, economica, culturale e sociale. “Una città infinita”, per usare la più poetica definizione e di Aldo Bonomi, sociologo attento ai dati e creativo con le parole. I numeri ci diranno, tra poco, le dimensioni del fenomeno. Ma, prima di tutto, oltre che all’Asia e agli Usa (sono lì, gran parte delle megalopoli maggiori), vale la pena dare uno sguardo all’Italia, dove da qualche tempo è cominciato un interessante dibattito sul futuro, i problemi e le opportunità di un’area speciale, il Nord del sistema Paese. E in cui la “questione industriale”(il grande cambiamento tecnologico e produttivo che va avanti velocemente, fra crisi e nuove opportunità) si intreccia con le questioni sociali (la crescita dei divari tra ricchezze e qualità della vita, conoscenze e opportunità) e le crescenti difficoltà politiche e amministrative nel governo di aree quanto mai complesse.