Anticipiamo in esclusiva un articolo da Zeta magazine della Scuola di Giornalismo Luiss diretta da Gianni Riotta

Le regole dell’abitare stanno cambiando rapidamente. Di recente Bloomberg mi ha chiesto del numero crescente di persone che lavorano a Milano ma vivono a Torino. È ciò che già decenni fa il grande sociologo urbano Guido Martinotti definiva city users: persone che non dormono in una città, ma la usano intensamente. Oggi l’alta velocità e il lavoro ibrido continuano a trasformare Milano in una metropoli iper-centrica, circondata da una costellazione più ampia che include Torino, Bologna, Reggio Emilia, Genova e Bergamo.

Il futuro di Milano, in un certo senso, potrebbe cominciare da Torino. Quando si parla di Smart City, sento spesso promesse di efficienza, sostenibilità e servizi migliori. Ma c’è il rischio che l’innovazione diventi un privilegio per pochi. Per questo ho sempre preferito parlare di Senseable City più che di Smart City. La Smart City suona come qualcosa venduto da un fornitore tecnologico. Una città “senseable”, invece, è una città capace di ascoltare, reagire ed essere compresa dai suoi cittadini. Progetti come Vela Celeste a Napoli mi interessano proprio perché l’intelligenza artificiale non viene usata come gadget, ma come strumento per portare memorie, frustrazioni e idee degli abitanti dentro il processo progettuale.