VENEZIA - Come annunciato sabato sera, dicendosi determinata a «far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti», la Biennale di Venezia è pronta al contrattacco nei confronti delle istituzioni europee. Una polemica che ieri ha continuato a divampare, dividendo e rimescolando la politica italiana al di là degli abituali confini tra centrodestra e centrosinistra. Su questo sfondo, mercoledì mattina a Ca' Giustinian si riunirà il Consiglio di amministrazione e il primo punto all'ordine del giorno sarà proprio il caso Russia, con il contributo di 2 milioni che la Commissione ha raccomandato all'Eacea di interrompere.

Informativa Fra le «comunicazioni del presidente» Pietrangelo Buttafuoco, che apriranno la seduta di dopodomani, figura infatti una «informativa su lettere ricevute dalla European education and culture executive agency». Si tratta dell'Agenzia che eroga le sovvenzioni per i progetti Venice Production Bridge e Biennale College Cinema. Il bilancio complessivo dell'operazione triennale è stato quantificato dalla Fondazione in 5.161.318,34 euro, di cui quasi il 40% coperto dai fondi Ue. Questa quota è stata definita «marginale» da Ca' Giustinian, intenzionata a portare avanti «i programmi interessati». E a combattere contro il taglio, forte di una Biennale Arte che consolida numeri da edizione record, registrando un aumento di visitatori del 20% rispetto al 2024. Libertà e propaganda Componente del Cda, il governatore Alberto Stefani (Lega) conferma la fiducia a Buttafuoco: «L'Unione Europea è nata sulle macerie della Seconda guerra mondiale, con una missione: garantire la pace tra i popoli e favorire lo sviluppo economico e la prosperità. Non per imporre un pensiero unico, ma per difendere le libertà di tutti. Per questo trovo inaccettabile la censura imposta via social dalla vicepresidente della Commissione Ue, Henna Virkkunen, dopo una stagione di attacchi senza precedenti all'autonomia di una delle istituzioni culturali più apprezzata del mondo». Il suo predecessore Luca Zaia (Lega) si appella al Governo, «affinché metta in campo una vera controffensiva istituzionale e politica a tutela della Biennale», ritenendo «francamente inaccettabile» la mossa di Bruxelles: «La considero un atto di arroganza istituzionale e di ostilità senza precedenti nei confronti di una delle più prestigiose istituzioni culturali del mondo. È il momento che le istituzioni italiane, a ogni livello, facciano squadra e serrino i ranghi». Il senatore Carlo Calenda (Azione) si rivolge direttamente a Zaia: «Luca, fammi capire, l'Ue deve contribuire a finanziare eventi che ospitano padiglioni di propaganda russa mentre aiuta l'Ucraina a difendersi dai russi? Non è che puoi pretendere che tutti siano idioti e smidollati come noi». Ironia a parte, il Governo farà fatica a raccogliere l'invito alla mobilitazione, vista la linea tenuta finora. Non a caso dal dicastero della Cultura è la sottosegretaria Lucia Borgonzoni (Lega), non certo il ministro Alessandro Giuli (Fratelli d'Italia), a contestare la Commissione Ue: «L'Italia e i suoi luoghi d'arte sono liberi e democratici, non c'è spazio per i ricatti economici di Bruxelles». Rincara la dose Paolo Borchia, capodelegazione leghista al Parlamento europeo: «Se il prezzo per accedere ai finanziamenti europei diventa l'allineamento a criteri politici o ideologici, allora siamo di fronte a un abuso inaccettabile del potere finanziario da parte di Bruxelles». Ma a spaccarsi non è solo il centrodestra, bensì pure il centrosinistra. Da un lato il Movimento 5 Stelle si schiera con la Biennale: «Ci aspettiamo un impegno serio del Governo per difendere e sostenere una delle più importanti istituzioni culturali del Paese», dice il deputato Gaetano Amato; «Lo stop ai finanziamenti è un'intimidazione politica che un Paese come l'Italia non può e non deve accettare», concorda il senatore Luca Pirondini. Dall'altro lato il Partito Democratico accusa i sostenitori del Cremlino: «Adesso i filorussi di casa nostra, a destra e sinistra, si riscopriranno patrioti, e difensori della cultura, soprattutto quella di regime andata vergognosamente in scena alla Biennale», attacca il senatore Filippo Sensi; «L'ambiguità dimostrata sulla Russia presenta ora un conto molto concreto», aggiunge la deputata Irene Manzi.