VENEZIA - «Quanto sta accadendo con il caso Biennale è semplicemente inaccettabile». Così in una nota la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni all'indomani della conferma, da parte della Commissione europea, del ritiro dei fondi stanziati per l'ente veneziano: due milioni previsti per il triennio 2025-2028. All'origine del blocco il caso del padiglione russo: la cultura in Europa, essendo finanziata con il denaro dei contribuenti, «dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici e che tali valori oggi non vengono rispettati in Russia», ha spiegato su X la commissaria europea per la democrazia, Henna Virkkunen, annunciando ila decisione presa.

«Un organismo politico, l'Unione Europea, raccomanda a un ente tecnico, l'agenzia Eacea, di interrompere i contributi. Prima ancora che venga trovato, nell'eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione. Questa è la fine del diritto, una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia. L'Italia e i suoi luoghi d'arte sono liberi e democratici, non c'è spazio per i ricatti economici di Bruxelles», replica la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni. L'ente: «Attendiamo note formali, pronti a farci valere» Intanto la Biennale si è fatta sentire in una nota. «Apprendiamo su X da autorità politiche, e non dalle autorità tecniche preposte, di decisioni assunte in merito al contributo alla Biennale di Venezia dell'European Education and Culture Executive Agency (EACEA)». L'ente specifica «di aver risposto nei termini stabiliti a tutti i punti della terza lettera ricevuta dall'EACEA sul tema, e di attendere da essa una nota tecnica formale per valutare ogni eventuale passo successivo e far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti. In ogni caso proseguono i programmi interessati, che sono solo in maniera marginale co-finanziati dal contributo sopracitato».Zaia: «Atto di arroganza istituzionale» Il presidente del Consiglio regionale veneto, Luca Zaia, parla di una decisione «inaccettabile. La considero un atto di arroganza istituzionale e di ostilità senza precedenti nei confronti di una delle più prestigiose istituzioni culturali del mondo. È il momento che le istituzioni italiane, a ogni livello, facciano squadra e serrino i ranghi. L’Europa non può entrare a gamba tesa in una realtà che ha fatto della libertà, dell’altissimo profilo culturale, dell’autonomia e della capacità di dialogo la propria bandiera». «Rivolgo un appello al Governo -continua Zaia - affinché metta in campo una vera controffensiva istituzionale e politica a tutela della Biennale. Qui non si tratta soltanto di salvare un finanziamento destinato al più noto e prestigioso operatore culturale italiano. Qui si tratta di salvare un principio: quello della libertà, che deve essere garantita senza se e senza ma. Se accettiamo che l’autonomia culturale possa essere condizionata attraverso la leva dei finanziamenti, allora il problema va ben oltre i due milioni di euro», prosegue Zaia. «Esprimo il mio pieno sostegno al presidente Pietrangelo Buttafuoco e alla governance della Biennale. Anche alla luce di come si è svolta questa edizione della Biennale Arte, possiamo dire che ci avevano visto lungo: nessuna vetrina propagandistica, nessun cedimento, ma arte, confronto e libertà. Due milioni di euro non possono diventare il prezzo da pagare per l’autonomia della Biennale». «Qui nessuno mette in discussione le responsabilità della Russia nell’aggressione all’Ucraina. Ma la cultura non è un esercito e gli artisti non sono soldati. Colpire uno spazio di dialogo non rafforza l’Europa: è uno sgambetto alla diplomazia e agli sforzi di chi prova ancora a costruire ponti», sottolinea Zaia.