Venerdì 26 giugno le autorità in Crimea hanno dichiarato lo stato d’emergenza, un segnale concreto delle difficoltà che la penisola sta affrontando. La decisione è arrivata dopo settimane di attacchi ucraini sempre più incisivi nel territorio della Federazione Russa, in linea con quanto annunciato dal ministro della Difesa ucraino Mychajlo Fedorov, che ha chiamato l’operazione “blocco logistico”: l’obiettivo di Kyiv non sarebbe semplicemente colpire, ma isolare progressivamente la Crimea dalla Russia, fino a trasformarla in un’isola.
Ma ciò che rende questa operazione particolarmente complessa è che la Crimea non è un’entità astratta di miliardi di rubli di infrastrutture e rifornimenti militari. È uno spazio dove vivono milioni di persone – ucraini, tatari di Crimea, caraiti, russi, greci, armeni – le cui vite quotidiane stanno cambiando in tempo reale.
Di cosa parliamo in questo articolo:Silenziare la CrimeaDa simbolo dell’annessione a retrovia militareLa strategia dell’isolamentoIl ponte di PutinQuando la guerra entra nelle caseLiberare senza dimenticareImmaginare la “de-occupazione”“Non finirà domani”
Silenziare la Crimea
Una delle prime cose che emerge quando si parla della Crimea di oggi è che più la situazione si complica sul terreno, meno è facile sapere cosa stia effettivamente accadendo. ZMINA, organizzazione ucraina per i diritti umani che monitora la penisola sin dal 2014, descrive una situazione progressivamente peggiorata proprio sul fronte della comunicazione.







