La decisione della Commissione europea di raccomandare la revoca dei finanziamenti alla Biennale di Venezia è secondo il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, «un atto di arroganza senza precedenti». Oppure, presidente, solo una conseguenza delle sanzioni imposte a livello europeo? «Mi chiedo se tanto zelo e tanto attivismo europeo sia stato applicato anche in altre occasioni, extra cultura, per altri paesi, perché immagino che in Europa non se ne stiano tutti a casa buoni, non trattano più col mercato russo, non si faccia più niente. La Biennale è un’istituzione culturale che ha una visibilità internazionale, uno dei gioielli più preziosi di questo paese, il nostro biglietto da visita, un luogo che movimenta milioni di persone ogni anno da tutto il mondo. Nasce nella notte dei tempi ed è strutturata in maniera autonoma tanto che alcuni paesi hanno proprio il loro padiglione, la loro struttura e non hanno bisogno di invito, come la Russia che lo ha dal 1919».
Cordone di polizia davanti al Padiglione russo alla Biennale di Venezia
Questo non significa che le sanzioni non debbano essere applicate. «Io faccio due considerazioni, una formale, ossia che la Biennale è autonoma, e una sostanziale ovvero che la partecipazione dei russi non significa fare propaganda per il governo russo. Deve essere chiaro che l’aggressore è la Russia e l’aggredito è l’Ucraina». Appunto «La storia ci insegna che ci devono essere necessariamente delle no fly zone, delle zone “libere”, nei casi delle sanzioni. Peraltro l'Europa le avrebbe anche previste per la cultura. La Biennale non è un tribunale. E chiedo ai benpensanti:visto che abbiamo 60 focolai di guerra nel mondo, se ci sia altrettanto rigore e altrettanta enfasi in tutti i casi. Se avessimo usato la stessa unità di misura mi sa che più di qualche paese dovrebbe andarsene dall'esposizione, ma se la cultura comincia ad avere censure è la fine. In ogni caso non ho mai visto artisti dentro la Biennale che non abbiano inneggiato alla pace e alla democrazia. È come se noi avessimo oggi da ospitare Guernica di Pablo Picasso durante la guerra civile spagnola».














