Sono 10.647 le persone che hanno aderito finora alla raccolta firme per assegnare il vitalizio Bacchelli a Lea Melandri. L’iniziativa spontanea per candidare la storica femminista tra i beneficiari della legge che nel 1985 ha istituito «un fondo per gli interventi a favore di cittadini illustri in stato di particolare necessità» era partita poco più di un mese fa. I requisiti previsti sono tre: lo stato di particolare necessità, appunto; l’assenza di condanne penali irrevocabili; il riconoscimento della chiara fama nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia, del lavoro, dello sport. Melandri li ha tutti. E lo spiega il comitato promotore che ha lanciato la raccolta di firme online «Dire grazie a Lea».

La lettera che accompagna la richiesta racconta di come abbia dedicato la vita al movimento femminista, alla giustizia sociale, alla liberazione di donne e di uomini. Cita i suoi libri, le riviste che ha fondato e l’«incensibile quantità di collaborazioni, seminari, conferenze alle quali ha preso parte nel corso di un’attività pluridecennale». Lo sappiamo bene anche noi del Corriere della Sera e della 27esima Ora, sulla quale Lea ha scritto tante volte. Ed è stato un segno della sua generosità anche la ricchezza di ricordi privati che ha condiviso nel podcast «Fortissime» di Barbara Stefanelli e di Greta Privitera, realizzato a margine del «Tempo delle Donne» nel 2020: vale la pena ascoltarlo soprattutto quando ammette come l’ambiguità del rapporto dei genitori l’abbia sempre tenuta nella posizione di chi si interroga senza mai semplificare.