Ho firmato insieme a moltissimi altri la petizione perché sia assegnato a Lea Melandri il sostegno della legge Bacchelli e colgo l’occasione di uno scritto di Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale, per rinnovarla qui. La legge Bacchelli, approvata nel 1985, prende il nome dallo scrittore Riccardo Bacchelli che morì prima di ricevere il vitalizio.
Istituisce un fondo di sostegno per cittadini illustri del nostro Paese e stabilisce tre requisiti per beneficiarne: lo stato di particolare necessità economica, l’assenza di condanne penali e il merito per attività svolte in ambito culturale, scientifico, sportivo o sociale. Nel tempo la commissione che lo assegna lo ha concesso alla poeta Alda Merini, alla scrittrice Anna Maria Ortese, a Dario Bellezza e Daniele del Giudice, Franco Citti e molti altri.
Lea Melandri ha 85 anni e non ha un reddito che le consenta di vivere e curarsi: la campagna in suo favore si intitola “Dire grazie a Lea”. «Nata in una famiglia di mezzadri romagnoli, ha dedicato tutta la sua vita alla riflessione sulla condizione delle donne, sulla scuola anti-autoritaria e sulla trasformazione sociale. Ha attraversato l’insegnamento e il femminismo degli anni Settanta. Tutta la sua opera è stata una ricerca ostinata dei legami tra storia e biografia, tra corpo e parola».














