«Lea Melandri ha dedicato la sua vita al movimento femminista, alla giustizia sociale, alla liberazione di donne e di uomini». Si apre così il testo della raccolta firme per il conferimento del vitalizio Bacchelli (Legge 440/1985, a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità) alla femminista e attivista, di cui conosciamo libri e iniziative, opinioni e interventi pubblici da decenni. Dopo aver dedicato la sua vita agli altri e soprattutto alle altre, oggi Melandri è anziana (85 anni) e indigente. Ed ecco la ragione per cui un gruppo di amiche e amici si è riunito dando forma a un comitato promotore per ottenere questo riconoscimento. «L’idea è nata quando all’interno della nostra casa editrice abbiamo pubblicato in febbraio il volume di Melandri dal titolo Preistorie – dice al manifesto Riccardo Burgazzi di Prospero Editore, filologo che ha insegnato Letteratura latina medievale e Storia del libro all’Università Carolina di Praga, ora nel comitato promotore.
IN QUELL’OCCASIONE Prospero aveva anche un altro libro da promuovere, di Giuseppe Mazza, «stavamo predisponendo le presentazioni – prosegue Burgazzi – ma era complicato oberare Lea di troppi impegni perché alla sua età deve ancora lavorare e avere occasioni remunerative nell’immediato. Quando ho spiegato la questione a Mazza è stato lui a ricordarmi della legge Bacchelli. Lea non ha mai nascosto pubblicamente la sua condizione, racconta che fin da piccola ha attraversato la povertà. Quando abbiamo pensato di candidarla, ho creduto che le prime persone da coinvolgere fossero Eleonora Cirant e Maddalena Fragnito, attiviste e studiose che conoscono da lungo tempo Lea e che sono entrate nel comitato promotore». Ci sono inoltre Flavia Abbinante, Roberto Ciccarelli, Elisa Ercoli, Francesca Mancini, Giuseppe Mazza e Francesca Romana Recchia Luciani. Divisi in gruppi di lavoro hanno cominciato a preparare la documentazione necessaria, depositata i primi di maggio e protocollata una ventina di giorni dopo. «In giro di un mese le firme raccolte sono quasi 9mila», molta attenzione dunque e se è vero che il cosiddetto intellettuale «ha sempre versato in difficoltà economiche, oggi – aggiunge Burgazzi – viene attaccato anche nel suo prestigio visto che viviamo in un’epoca in cui qualsiasi opinione strutturata viene sempre svilita, anche quando non si hanno argomenti dall’altra parte».








