“Non c’è mio libro che non parli dell’uscita dai dualismi, dal rapporto sentimento-ragione, dalla contrapposizione tra senso comune e cultura alta”, ha detto una volta Lea Melandri, insegnante, attivista, saggista, figura di spicco del femminismo italiano. L’impossibilità di fare teoria senza l’esperienza è stata la caratteristica distintiva di un’intellettuale in più di cinquant’anni di riflessione, scrittura e impegno politico.

Il percorso dell’autrice di Amore e violenza: il fattore molesto della civiltà e Come nasce il sogno d’amore non comincia nei circoli intellettuali, ma in una famiglia di mezzadri romagnoli, e attraversa l’esperienza dell’insegnamento e del femminismo degli anni settanta. Tutta la sua opera è stata una ricerca ostinata dei legami tra storia e biografia, tra corpo e parola.

Melandri ha dedicato la sua vita alla riflessione critica sulla condizione delle donne, sulla scuola anti-autoritaria e sulla trasformazione sociale. Ma a 85 anni non ha un reddito che le consenta di vivere e di curarsi, e per questo è stata lanciata la campagna “Dire grazie a Lea” per assegnarle un vitalizio sulla base della legge Bacchelli.

La campagna è sostenuta da migliaia di firme che sottolineano i meriti dell’autrice. “Lea Melandri ha attraversato e segnato in profondità la storia culturale e politica italiana: con la sua scrittura, il suo attivismo, il suo insegnamento, la sua riflessione sul corpo, sulla sessualità, sulla famiglia e l’infanzia, sulla violenza e sui rapporti tra i generi, ha contribuito a trasformare il modo in cui pensiamo oggi la libertà, il desiderio, la pedagogia e la relazione tra esperienza personale e dimensione pubblica”, è scritto nel comunicato che lancia la proposta.