Barbara Saltamartini
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Foto Cecilia Fabiano – LaPresse
La democrazia vive di una parola semplice: scelta. E ogni volta che si propone di restringere lo spazio della scelta degli elettori, vale la pena fermarsi a riflettere. Per questo sorprende leggere l’appello con cui alcune parlamentari chiedono di escludere il voto di preferenza dalla futura legge elettorale, sostenendo che finirebbe per penalizzare la rappresentanza femminile. Molte delle parlamentari che hanno sottoscritto questo appello sono persone con cui ho condiviso l’esperienza nelle istituzioni. Alcune le conosco da molti anni e le stimo sinceramente. Il rispetto, e in alcuni casi anche l’amicizia, non mi impediscono però di esprimere un dissenso su una questione che considero fondamentale per la qualità della nostra democrazia. Nell’appello e nel dibattito che ne è seguito vengono richiamati i rischi del clientelismo, dell’aumento dei costi delle campagne elettorali e del peso delle reti di consenso. È su questi elementi che si fonda la tesi secondo cui il voto di preferenza finirebbe per penalizzare le donne. Sono temi seri, che meritano attenzione. Ogni sistema elettorale presenta vantaggi e criticità.
Legge elettorale, le preferenze non penalizzano le donne












