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Paolo Galli*

Il ritorno di El Niño e i suoi effetti, tra cui l’aumento delle temperature in un Pacifico già surriscaldato sarà un banco di prova per capire quanto gli ecosistemi marini siano ancora capaci di reagire a un pianeta sempre più caldo. Negli ultimi due anni lo stress termico ha provocato lo sbiancamento dell’84% delle aree coralline nel mondo. *Ecologo Marino Bicocca University

Per comprendere perché il ritorno di El Niño preoccupi tanto gli scienziati, bisogna innanzitutto conoscere gli organismi che rischiano di pagarne il prezzo più alto: i coralli. A prima vista possono sembrare rocce o piante, ma i coralli sono animali. Ogni colonia è formata da migliaia di piccoli individui, chiamati polipi, che costruiscono lentamente uno scheletro di carbonato di calcio. Generazione dopo generazione, questi scheletri danno origine alle grandi scogliere coralline tropicali, strutture viventi che possono estendersi per centinaia di chilometri. La sopravvivenza dei coralli dipende da una delle alleanze più raffinate della natura. Nei loro tessuti vivono microscopiche alghe fotosintetiche, comunemente chiamate zooxantelle, oggi classificate nella famiglia delle Symbiodiniaceae. Le alghe utilizzano la luce solare per produrre sostanze nutritive e trasferiscono al corallo gran parte dell’energia ottenuta attraverso la fotosintesi. In cambio ricevono protezione, anidride carbonica e composti utili al loro metabolismo. Fino al 90 per cento del materiale organico prodotto dalle alghe può essere trasferito all’animale, sostenendone la crescita, la riproduzione e la costruzione dello scheletro calcareo. Quando la temperatura dell’acqua supera per un periodo prolungato la normale soglia stagionale, il delicato equilibrio tra il corallo e le sue alghe simbionti entra in crisi. Il sistema fotosintetico delle zooxantelle comincia a funzionare male e produce molecole reattive che possono danneggiare le cellule. Per difendersi, il corallo espelle le alghe oppure perde parte dei loro pigmenti. I tessuti dell’animale sono quasi trasparenti. Quando le alghe scompaiono, attraverso di essi diventa visibile il bianco dello scheletro calcareo sottostante. Da qui deriva il termine inglese bleaching, che significa sbiancamento.