Il segnale per stanare le armi nucleari in orbita è al centro di un nuovo studio pubblicato su Nature: potrebbe essere rilevato da un satellite “ispettore” in appena un’ora.
Il segnale che potrebbe tradire la presenza di armi nucleari nascoste nello Spazio è prodotto dall'interazione tra l'uranio contenuto nell'arma nucleare e i protoni ad alta energia intrappolati nel campo magnetico terrestre
Esiste un segnale che può tradire la presenza di armi nucleari nascoste nello spazio e renderle rilevabili anche se occultate all’interno di un satellite. È quanto riporta un nuovo studio pubblicato su Nature da Areg Danagoulian, professore associato del MIT, che propone un metodo di verifica del rispetto del trattato internazionale che vieta il posizionamento di armi nucleari in orbita. Nell’articolo, Danagoulian descrive un sistema miniaturizzato che può identificare un’arma nucleare nel giro di circa una settimana orbitando a 4 km di distanza dal satellite sospetto, o addirittura in un’ora avvicinandosi a meno di 1 km.
Il rilevamento si basa un segnale distintivo, i neutroni emessi nell’interazione tra l’uranio contenuto nell’arma nucleare e i protoni ad alta energia intrappolati nel campo magnetico terrestre. Questo segnale potrebbe essere captato da sensori installati su un satellite “ispettore” in grado di monitorare veicoli spaziali sospetti. I timori degli Stati Uniti sulle armi nucleari nello spazio “Recentemente, gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per il fatto che la Russia stia testando componenti di armi antisatellite (ASAT) a testata nucleare, con la possibilità di posizionare un’arma nucleare nello spazio” spiega Danagoulian nell’abstract dello studio. “Un simile ordigno, se fatto detonare, distruggerebbe la maggior parte dei satelliti in orbita bassa, interrompendo le reti di telecomunicazione, il GPS, internet spaziale e molti altri servizi essenziali”.











