Un piccolo satellite “ispettore” potrebbe rendere finalmente verificabile uno dei pilastri della sicurezza spaziale internazionale: il divieto di collocare armi nucleari in orbita attorno alla Terra. È quanto emerge da uno studio di fattibilità pubblicato sulla rivista Nature, secondo il quale un nanosatellite sarebbe in grado di rilevare la presenza di un ordigno nucleare nascosto grazie a un caratteristico segnale di neutroni emesso dall’uranio quando interagisce con i protoni intrappolati nel campo magnetico terrestre.

Lo studio è stato realizzato dal fisico nucleare Areg Danagoulian, del Massachusetts Institute of Technology (Mit), e propone una soluzione tecnologica a un problema che accompagna il Trattato sullo spazio extra-atmosferico fin dalla sua entrata in vigore: come verificare concretamente che nessuno stia schierando armi nucleari nello spazio.

Il limite del Trattato del 1967

Firmato nel 1967 e ratificato da 117 Paesi, tra cui Stati Uniti, Russia e Cina, il Trattato sullo spazio extra-atmosferico vieta il posizionamento di armi nucleari in orbita terrestre. L’obiettivo è evitare che lo spazio diventi un nuovo teatro di confronto atomico: l’esplosione di una testata nucleare nello spazio potrebbe infatti compromettere o distruggere gran parte dei satelliti in orbita bassa, con conseguenze gravissime per telecomunicazioni, navigazione satellitare, osservazione della Terra e infrastrutture militari.