Il prato di Wimbledon arriva inevitabilmente consumato alla finale, soprattutto nelle zone dietro la linea di fondo. Non è un problema di manutenzione, ma il risultato di due settimane di tennis ai massimi livelli su una superficie viva, la cui evoluzione racconta anche i cambiamenti del gioco moderno.
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
Ogni anno le immagini della finale di Wimbledon mostrano lo stesso scenario: il Centre Court non è più il tappeto verde perfetto ammirato all'inizio del torneo. Nelle aree dietro la linea di fondo l'erba è ormai quasi scomparsa, lasciando spazio alla terra compatta. È un dettaglio che incuriosisce molti appassionati, ma che in realtà rappresenta una caratteristica naturale del torneo più prestigioso del tennis.
L'usura del campo non è infatti il segno di una manutenzione insufficiente, bensì la conseguenza inevitabile di due settimane di partite disputate su erba naturale. A differenza delle superfici sintetiche o del cemento, il prato è un organismo vivo che risponde al continuo calpestio dei giocatori. Perché il prato di Wimbledon si consuma così tanto durante il torneo L'erba di Wimbledon è composta dal 100% di loglio perenne (‘Lolium perenne'), una varietà scelta per la sua elevata resistenza al calpestio. Ogni giorno viene tagliata con estrema precisione fino a un'altezza di appena 8 millimetri, mentre irrigazione, rullatura e manutenzione sono gestite con grande attenzione dallo staff responsabile dei campi.









