Bioplastica dai residui di lavorazione della birra. Un centro di ricerca sulla crisi climatica. Uno studio di designer che sperimenta la stampa in 3D con robot. Ognuna di queste iniziative può rappresentare una notizia perché è un’attività innovativa che interviene in un settore caldo, in un nodo in cui passa una parte di futuro. Ma la cosa sorprendente è che tutto si svolge in un paese con poco più di 900 abitanti a mezz’ora di macchina da Messina: Roccavaldina, uno di quei borghi in cui potresti aspettarti di trovare l’offerta di case a un euro, non la richiesta di ingegneri qualificati.
L’inversione di tendenza, il passaggio dalla lotta contro l’abbandono delle aree interne alla ripartenza su scala nazionale è spiegata dal nome che unifica queste iniziative: il Polo Olivettiano inaugurato in questi giorni. Per andare avanti a volte è utile guardare al passato. Ma bisogna saperlo fare. L’automotive europeo, a forza di rimpiangere l’epoca d’oro della benzina e del diesel senza provare a dare all’innovazione elettrica un prezzo popolare, sta fallendo. La lezione olivettiana è sostanzialmente l’opposto: la connessione tra avanzamento tecnologico e difesa sociale. Esattamente quello che oggi manca all’Europa.







