Labirinto Borges restaurato, una veduta dall'alto, courtesy Fondazione Giorgio Cini

Se c'è un simbolo che caratterizza l'opera e il pensiero di Borges, questo è il labirinto. Luogo in cui perdersi e ritrovarsi, non è solo una costruzione fisica ma “una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli", intreccio di infinite possibilità e alternative. Si legge nel racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano, scritto da Borges nel 1941 e contenuto nella raccolta Finzioni (Adelphi): "Questa trama di tempi che si avvicinano, si biforcano, si intersecano o si ignorano per secoli, abbraccia tutte le possibilità. Nella maggioranza di quei tempi non esistiamo; in alcuni esiste lei e io no; in altri, io, e non lei; in altri, tutti e due [...] Il tempo si biforca perpetuamente verso innumerevoli futuri".Con i suoi sentieri stretti, ricavati tra le siepi di bosso, il giardino-labirinto della Fondazione Cini, sulla veneziana isola di San Giorgio Maggiore, si offre come esperienza immersiva: un invito a restare nel tempo lungo del proprio pensiero, in una sorta di meditazione attiva, passo dopo passo, attraversando l'intero percorso verde che, lentamente, accompagna verso l'uscita, collocata nello stesso punto da cui siamo entrati. Costruito in una sorta di terzo chiostro della fondazione veneziana, il labirinto è incantevole, oggi più che mai. Creato e inaugurato nel 2011, in occasione dei venticinque anni dalla morte di Jorge Luis Borges (1899-1986), è appena stato riaperto dopo alcuni mesi dedicati alla cura e al ripristino: un rinnovato splendore botanico che arriva a 15 anni dalla sua realizzazione e a 40 dalla scomparsa dello scrittore argentino.