Un organismo attraversato da respiri ed energie vitali, un ecosistema in cui i canali si intrecciano come le vene stesse della città e il moto incessante delle maree scandisce il ritmo della laguna. A Venezia, l’Isola di San Giorgio Maggiore emerge come un luogo sospeso e magnetico al centro del bacino di San Marco. Qui, nel 2011, la Fondazione Giorgio Cini ha inaugurato il Labirinto Borges: un omaggio allo scrittore argentino Jorge Luis Borges, ispirato al racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano (1941) e costruito seguendo le indicazioni di un intero universo letterario. Un dedalo verde a forma di libro aperto, con il nome di Borges duplicato come se fosse riflesso in uno specchio e i simboli del suo immaginario magico a segnare la strada: lettere e sigle, una doppia clessidra a rappresentare lo scorrere inesorabile del tempo, un occhio di tigre a incarnare la ferocia della natura, fino all’enigmatico punto interrogativo che appare all’improvviso. Adesso, a 15 anni da quell’apertura e a 40 dalla morte del grande autore (Ginevra, 14 giugno 1986), il giardino è pronto a svelare nuovi misteri, messi in luce da un accurato restauro che sarà svelato il 9 luglio.
Sembra quasi impossibile perdersi in questo labirinto di siepi di bosso che non chiudono lo sguardo. Eppure, se ti ritrovi a passeggiare tra i suoi sentieri in certe mattine silenziose in cui il vento amplifica l’effetto di straniamento, diventa facile smarrirsi rincorrendo i pensieri. Delimitato da lunghe file di rosmarino che sprigionano un profumo intenso appena le sfiori con la mano, questo luogo possiede anche una dimensione acustica che cambia continuamente. Col grecale, arriva l’eco degli stralli delle barche ormeggiate nel porticciolo e si riesce a percepire il movimento dell’acqua, tutto intorno. In questo ex monastero benedettino, è diventato il “terzo chiostro”, dopo quello del Palladio e dei Cipressi, una membrana tra riflessione e azione che incontri proprio accanto alla biblioteca del Longhena e della Nuova Manica Lunga riprogettata da Michele De Lucchi.






