HomeMagazineLibriQuando Borges si fece professore. Lezioni di letteratura e di ironiaChe straordinaria e affabile guida sarà mai apparso, il cieco veggente Jorge Luis Borges, inesausto esploratore dell’infinito letterario, a quegli...Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciChe straordinaria e affabile guida sarà mai apparso, il cieco veggente Jorge Luis Borges, inesausto esploratore dell’infinito letterario, a quegli studenti dell’Università di Buenos Aires che nel 1966, per caso o per destino, seguirono il suo corso sulla letteratura inglese nel vecchio palazzo di calle Viamonte dove aveva sede la Facoltà di Lettere e filosofia… Pazientemente ricostruite, prefate e annotate da Martín Arìas e Martín Hadis, a quarant’anni dalla scomparsa del grande scrittore argentino quelle lezioni vagabonde escono in traduzione italiana da Adelphi, rivelando per contrasto, fin dal titolo autoironico Professor Borges, la loro natura salutarmente non professorale.
Perché se è vero che l’autore di Finzioni e dell’Aleph sciorina a ogni passo la sua cultura sterminata, sorretta da una memoria formidabile in tutto degna dell’Ireneo Funes protagonista d’un suo celebre racconto, intrecciando nessi fulminei tra la saga corrusca di Beowulf e la poesia di William Morris, o fra l’arte astratta e le vetrate medievali della cattedrale di York, familiarmente ribattezzate York Sisters, è anche più vero che la sua cultura e la sua memoria perennemente divagante si rivelano un’inesausta fucina di aneddoti succulenti, che al lettore danno quasi l’impressione di essere anche lui in quell’aula, fra gli studenti, ad ascoltare incantato la viva voce di Borges mentre ci accompagna fra i labirinti e gli specchi ingannevoli della letteratura. Che solo attraverso le sue fiorite menzogne, direbbe Manganelli, può cercare di esprimere la propri ambigua verità.









