HomeMagazineLibriBorges, ovvero l’infinito letterario: “L’umanità deve ancora essere scritta”Quarant’anni fa la morte del maestro che era “Dedalo, labirinto, enigma”. E che confidava nell’inesauribilità dell’arteJorge Luis Borges, nato a Buenos Aires il 24 agosto 1899 e morto a Ginevra il 14 giugno 1986Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 14 giugno 2026 – “Due sono ogni anno i premi Nobel per la letteratura; uno è quello che viene assegnato al vincitore, l’altro è quello che non viene assegnato a Borges” scriveva con ironia fulminante Giuseppe Pontiggia, irridendo con questo sdoppiamento stile Jekyll & Hyde i meccanismi a volte incomprensibili che hanno spesso governato le scelte dell’Accademia svedese. Guadagnarsi ogni anno la non assegnazione di un premio Nobel è un paradosso che sicuramente sarebbe piaciuto anche a lui, Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, che in quell’annuale presunzione accademica di poter identificare in un unico scrittore il meglio della letteratura universale scorgeva forse la stessa insolente utopia già stigmatizzata da par suo nel racconto Il congresso del mondo, dove l’idea di rappresentare la totalità vivente tramite esempi singoli, per quanto sintomatici o eccellenti, finisce per naufragare nel caos delle loro infinite versioni possibili. Fatto sta che a ogni Nobel mancato la fama di Borges ha continuato a crescere indisturbata come un teorema inconfutabile. Eppure ancor oggi, a quarant’anni dalla sua morte, avvenuta a Ginevra il 14 giugno 1986, Borges ci appare una figura dalle molte facce, non sempre facili da decifrare: “Dedalo, labirinto, enigma, Edipo”, come suona uno dei suoi versi memorabili.
Borges, ovvero l’infinito letterario: “L’umanità deve ancora essere scritta”
Quarant’anni fa la morte del maestro che era “Dedalo, labirinto, enigma”. E che confidava nell’inesauribilità dell’arte












