Per il pm manca la violenza di genere reiterata e contesta l'omicidio volontario. Ma le associazioni protestano: «La norma c'è, va applicata»
Non sarebbe un femminicidio quello che ha portato alla morte di Luigia Fortunato, la trentatreenne uccisa a coltellate nella sua casa di Loreto, in provincia di Ancona, dal suo ex compagno, Sami Khemaies. La procura del capoluogo marchigiano contesta al trentanoveenne tunisino solo l’accusa di «omicidio volontario aggravato dall’uso dell’arma», un coltello da cucina utilizzato per sferrare i colpi mortali sul corpo della donna. Una distinzione giuridica sottile, ma che sta facendo discutere.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, non sarebbero emersi elementi tali da delineare un quadro di violenze di genere, prevaricazioni o discriminazione reiterata nei confronti della vittima. A spiegare il motivo della scelta è il pubblico ministero Rosario Lionello, titolare del fascicolo d’indagine. «Ad oggi non ci sono gli elementi, se dovessero emergerne di nuovi integreremo l’accusa. Dobbiamo ascoltare parenti, amici e le persone più vicine alla vittima». Una verifica che dovrebbe concludersi nell’arco delle prossime due settimane.
La differenza tra omicidio volontario e femminicidio










