Pubblicato il: 12/07/2026 – 6:58
MILANO Un recupero crediti, un debito da 250mila euro, l’intervento di Santo Crea e poi il salto di qualità: non più la contrapposizione tra gruppi criminali, ma l’alleanza. È uno dei passaggi centrali dell’udienza del 9 luglio del processo Hydra, la prima vera udienza del rito ordinario dopo l’avvio formale del dibattimento. A inaugurare il cuore dell’istruttoria è William Alfonso Cerbo, catanese, classe 1982, detto “Scarface”, collaboratore di giustizia e già condannato nel troncone abbreviato dell’inchiesta milanese. Davanti al Tribunale di Milano, Cerbo viene sentito dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane nel corso di un’udienza fiume di quasi 6 ore.
L’autorevolezza criminale di “Scarface”
La sua è una deposizione attesa, perché il collaboratore è considerato una delle voci utili a ricostruire dall’interno il presunto sistema mafioso lombardo contestato dalla Dda: una struttura composita, capace secondo l’accusa di mettere insieme ’ndrangheta, Cosa nostra, camorra, imprenditori, società, false fatture, recuperi crediti e traffici illeciti. Cerbo, come già emerso dalle motivazioni del rito abbreviato e viene indicato come figura legata al clan Mazzei di Catania. In aula si definisce un «collettore economico» e conferma di avere ammesso la propria partecipazione all’associazione mafiosa contestata in Hydra, in qualità di affiliato al clan Mazzei. Il suo racconto parte dalla Catania di Cosa nostra, dai rapporti con Nuccio Mazzei e con Gaetano Cantarella, ma arriva presto al Nord, dove il processo Hydra colloca la presunta saldatura tra le diverse componenti criminali.














