Ben poco folle, come invece molti portieri, ma un pò malinconico, come quasi tutti gli ex giocatori. Francesco Toldo anche in piena carriera aveva lo sguardo apparentemente triste o, forse, solo riflessivo. Conosceva la vita vera, quella lontana dai campi verdi e dalle serate rosse, che lui non frequentava. Due volte, a memoria, ricordo espressioni diverse: le pupille paralizzate in quel maledetto 5 maggio 2002 nerazzurro o illuminate di meraviglia quando, salito in area, fece un disperato gol alla Juve all'ultimo secondo. Il coraggio non gli è mai mancato, nelle uscite basse come nelle risposte scomode. Ne ha dato ulteriore prova pochi giorni fa placcando un ladro di biciclette in fuga tra gli applausi del pubblico non pagante.

Diverso dallo stereotipo del calciatore miliardario "Toldone" lo è sempre stato e forse anche per questo non ha avuto la carriera (sportiva) che avrebbe meritato, una volta appesi i guanti da portiere. In verità, ha voluto lui così. All'Inter, da ambasciatore mondiale del marchio, si occupa da tempo di tenere unite le “vecchie glorie”. Ma mi sento di dire, avendolo conosciuto e intervistato, che Francesco dovrebbe lavorare a contatto con i giovani giocatori e che una mano – e che manona – potrebbe darla nel rilancio del nostro calcio in crisi, se non altro per bloccare i troppi ladri di talento e speranze.