L’altra sera, a Londra, alla cena di una comune amica, partecipava anche un’amica della regina Elisabetta. Si parlava dell’inquietante scenario internazionale e la signora mi ha detto: «In questo momento ci sono in giro solo tre persone coraggiose: Zelens’kyj, Meloni e Carney», il primo ministro canadese che ha sempre risposto per le rime all’aggressività di Donald Trump.

La signorile freddezza con cui il nostro presidente del Consiglio ha trattato ad Ankara il presidente degli Stati Uniti ha tracciato una linea rossa che divide l’ormai scomparsa cordialità personale dai buoni rapporti tra nazioni amiche e alleate da ottant’anni che le due parti hanno tutta l’intenzione di mantenere. (Si vedano gli sforzi dell’ambasciatore Usa Fertitta e l’impegno del nostro governo).

A proposito di ambasciatori, sorprende l’atteggiamento aggressivo di quello russo, Aleksej Paramonov. Incurante del fatto che due agenti dei servizi segreti russi camuffati da addetti militari presso l’ambasciata di Roma siano stati fotografati mentre corrompevano due ex agenti dei servizi italiani per rubare informazioni riservate, ha rilanciato protestando per l’espulsione delle spie, mostrando l’immagine del ministro degli esteri Lavrov e dicendo che in Italia non esistono personalità all’altezza di lui e di Putin.