Abbiamo preteso, o ci siamo illusi, che le donne potessero dimostrare di essere più ragionevoli, più diplomatiche, più capaci di mediazione degli uomini. Abbiamo costruito un intero immaginario culturale nel quale la superiorità femminile coincide con la capacità di sottrarsi al conflitto, di trasformare l'aggressività in dialogo, la forza in empatia, l'istinto in riflessione. Poi è arrivata Sophie Cunningham. Ventinove anni, cestista americana, bionda e bellissima atleta nata a Columbia, in Missouri, conduttrice del podcast “Show Me Something” con West Wilson. Non aveva intenzione di diventare un simbolo o un manifesto femminista. Eppure è bastato un gesto durato ventidue secondi per trasformarsi ugualmente in un fenomeno globale. Dopo un fallo duro ai danni della compagna Caitlin Clark, Cunningham si è avvicinata all'avversaria DeWanna Bonner e ha puntato il dito indice contro di lei. Ventidue secondi che hanno prodotto milioni di visualizzazioni, articoli, meme e discussioni. Viso disteso, nessun ghigno, contatto visivo continuo e la tranquillità di una provocatrice che sa di toccare il tallone di Achille.Perché quella scena ci ha colpito così profondamente? Una prima risposta riguarda l’identificazione. Chi non avrebbe voluto avere lo stesso autocontrollo durante un conflitto? Poi il corpo, perché viviamo immersi nelle parole. Ogni giorno veniamo bombardati da dichiarazioni, commenti, podcast, video, slogan e post. Forse mai nella storia abbiamo parlato tanto e mai le parole sono apparse così deboli. Il corpo conserva invece una forma di autenticità.Quell'immagine ha funzionato perché mette in scena un comportamento che continuiamo ad associare al maschile. Ovvero la disponibilità a esporsi in prima persona per difendere qualcuno del proprio gruppo, e la solidarietà che si manifesta attraverso il corpo. Sophie Cunningham ha accusato altre squadre di «prendere di mira» e la lega e gli arbitri di «non fare nulla per proteggere Caitlin Clark». Così l’ha fatto lei.Da decenni il femminismo combatte contro stereotipi che confinano le donne nella dolcezza, nella cura e nella comprensione obbligatoria. Eppure una parte dell'opinione pubblica continua a pretendere dalle donne una presunta superiorità morale che non viene richiesta agli uomini. Come se l'emancipazione passasse attraverso la santificazione del femminile. Quando una donna mostra rabbia viene definita isterica, arrogante, aggressiva.Il successo di quell’indice di Cunningham non è necessariamente edificante, sia chiaro, o da emulare, malgrado sia diventata, in questi giorni, un modello per molti, perfino per la base Maga. Il conflitto sportivo resta conflitto e il dito puntato resta un gesto di sfida, politicamente scorretto. Ma proprio per questo ci seduce e diverte. Perché restituisce alle donne un diritto che la cultura patriarcale ha spesso negato: il diritto di essere complesse e di sparigliare le carte. Il trash talking, l'arte di provocare verbalmente l'avversario per destabilizzarlo, fa parte da sempre dello spettacolo. Eppure Cunningham è riuscita a ottenere lo stesso effetto senza pronunciare una sola parola.Non abbiamo visto una donna comportarsi come un uomo. Abbiamo visto una donna rifiutare l'obbligo di comportarsi come la società si aspetta da chi si ribella.