di
Walter Veltroni
Nella prima parte della sua carriera fu decisivo, al pari di Adriano Celentano, per la diffusione dei suoni americani del nostro Paese
Quando ancora non esisteva l’Autostrada del Sole l’Italia era divisa in due ancor più di oggi. Al Sud faceva fatica ad arrivare l’industrializzazione, la percentuale di analfabetismo era alta, la diffusione della scolarizzazione e della televisione, i due grandi motori della modernizzazione italiana, si presentava lenta e farraginosa.
Quando il genio iconoclasta di Adriano Celentano, in quel di Milano, cominciò a proporre una musica che veniva da lontano con i dischi di Elvis Presley, trovò terreno fertile per la sua proposta. Sovversiva, nel tempo di Nilla Pizzi e Flo Sandon’s, di Luciano Tajoli e Giorgio Consoli, egregi interpreti della tradizione melodica italiana. Milano già allora era vicina non solo all’Europa, come scriverà Dalla, ma anche a quel paese allora carico di tanta libertà creativa.










