Il destino di Giuseppe Faiella, il vero nome di Peppino Di Capri, è stato segnato fin dall’inizio. Il nonno era un musicista della banda, ovviamente, di Capri, mentre il padre aveva un negozio di dischi e strumenti musicali. E il battesimo artistico di Peppino Di Capri avvenne nel 1943, durante la fine della Seconda guerra mondiale, davanti alle truppe alleate di stanza nella sua isola. Saranno stati quel concerto, quei dischi ascoltati nel negozio del padre, quel nonno musicista, ad aver portato la musica di Peppino Di Capri in un mondo in cui convivono il twist, la canzone popolare napoletana e la musica d’autore.
Quel bambino che suonava nella sua isola al tramonto del Fascismo poi scoprì il rock. Con i Rockers, la band che lo accompagnava nei gloriosi anni Sessanta, aprì i memorabili tre concerti dei Beatles in Italia. Ha avuto il merito di essere l’interprete italiano del rock e del twist che risuonava dall’America. Un po’ come fece anche Adriano Celentano, ma a differenza del “Molleggiato”, Di Capri aveva uno stile diverso, più sentimentale. Così le due anime, quella di Celentano e di Di Capri, convivevano portando due visioni diverse della stessa musica. Il 1962 è l’anno di Peppino Di Capri e del twist. Il brano “St. Tropez Twist” incorona l’artista caprese come il re dell’estate (e del twist all’italiana). Il successo porta Di Capri lontano dalla sua isola, alla conquista della Germania e degli Stati Uniti, con dei tour di grandissimo successo e le incisioni di brani in tedesco mai pubblicati in Italia.










