Roma, 11 lug. (askanews) – Marine Le Pen è ufficialmente in campo. La leader del Rassemblement National tenterà per la quarta volta, il prossimo anno, di conquistare l’Eliseo. Le Pen si presenterà in ‘ticket’ con il giovane delfino Jordan Bardella, che in caso di vittoria sarà premier e che non pochi, anche all’interno del partito, avrebbero invece voluto come front runner. La candidatura di Le Pen è un fatto politico molto rilevante per l’Unione europea: in caso di vittoria l’asse europeo si sposterebbe ulteriormente a destra, con una prevedibile tendenza a una politica di ‘meno Europa’. Le Pen farà una campagna cronologicamente parallela a quella di Giorgia Meloni, con cui però i rapporti non sono strettissimi (a differenza di quelli tra la francese e Matteo Salvini). Per capire dove sta andando la Francia e gli impatti di Le Pen su Europa e Italia abbiamo fatto una chiacchierata con Franck Iovene, giornalista dell’Agence France-Presse, per diversi anni corrispondente in Italia, prima di rientrare a Parigi.
D. Il RN ha più chance con Le Pen o Bardella sarebbe stato più competitivo?
R. È una domanda che divide anche gli analisti francesi. Jordan Bardella rappresenta il rinnovamento generazionale del Rassemblement National, gode di una forte popolarità tra i giovani (è molto attivo su TikTok) ed è meno identificato con la storia del Front National e il fondatore del partito Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine. Jean-Marie Le Pen è stato a lungo associato a dichiarazioni provocatorie e a derapate verbali antisemite e xenofobe, che hanno pesato moltissimo sull’immagine del partito per decenni e ne hanno limitato la capacità di conquistare nuovi elettori. Proprio per questo Marine Le Pen ha dedicato oltre quindici anni a un paziente lavoro di ‘dédiabolisation’, con l’obiettivo di normalizzare l’immagine del partito e renderlo più accettabile agli occhi di una parte dell’opinione pubblica francese. Oggi molti osservatori ritengono che questa trasformazione sia ormai in larga misura compiuta. È anche per questo che Marine Le Pen conserva un vantaggio rispetto a Jordan Bardella: incarna personalmente questo lungo processo di normalizzazione e può rivendicare un’esperienza politica che il giovane presidente del RN non ha ancora maturato. In Francia, inoltre, esiste una cultura politica particolare: gli elettori apprezzano spesso i candidati che hanno saputo resistere alle sconfitte. Francois Mitterrand si candidò tre volte prima di essere eletto presidente nel 1981, così come Jacques Chirac, eletto solo al suo terzo tentativo nel 1995. Marine Le Pen affronta oggi la sua quarta candidatura e una parte dell’elettorato può considerare che sia finalmente arrivato il suo momento. Questa percezione di perseveranza può trasformarsi in un argomento politico. Bardella probabilmente avrebbe attratto nuovi elettori, ma avrebbe anche dovuto dimostrare di essere pronto a guidare il Paese. Per questo motivo molti osservatori ritengono che, almeno oggi, Le Pen resti la candidata più solida del RN, mentre Bardella rappresenta soprattutto il futuro del movimento. Resta naturalmente un’incognita. Se Marine Le Pen dovesse fallire ancora una volta la conquista dell’Eliseo, è probabile che all’interno del Rassemblement National si rafforzerebbero le voci di chi ritiene che sarebbe stato preferibile puntare fin da subito su Jordan Bardella, considerato da alcuni più capace di attrarre gli elettori moderati e i più giovani. Ma questa è una discussione che potrà essere affrontata solo a posteriori. Quindi troppo tardi…












