Parigi. Marine Le Pen si candiderà per la quarta volta consecutiva all’Eliseo. “Sono felice che ai francesi sia stata restituita la libertà di votare e che la corte mi abbia restituito l’eleggibilità”, ha dichiarato ieri la madrina del sovranismo francese al telegiornale delle 20 di Tf1, nel giorno della sentenza della Corte d’appello di Parigi che, riducendo la pena accessoria di ineleggibilità da cinque anni a quarantacinque mesi di cui solo quindici effettivi (già scontati), ha consentito all’attuale capogruppo dei deputati del Rassemblement national (Rn) di potersi presentare alle presidenziali del 2027. “Voglio utilizzare tutte le vie di ricorso per poter difendere la mia innocenza” ha detto Marine Le Pen, dichiarando poi: “Mi candido questa sera”. C’è la possibilità di presentare ricorso in Cassazione – cosa che non era necessariamente possibile nelle altre ipotesi – e il ricorso sospende gli effetti della sentenza.E quindi “condurrò la campagna elettorale senza braccialetto elettronico”, ha aggiunto la leader sovranista, che nelle scorse settimane aveva dichiarato più volte e in maniera inequivocabile di non voler fare campagna con l’obbligo del braccialetto. La capogruppo dei deputati Rn si è detta pronta a lanciare la corsa alle presidenziali insieme al suo delfino e presidente del partito Jordan Bardella, primo ministro in caso di vittoria nel 2027, vantando “una coppia complementare, equilibrata, coerente e solida”. “Penso che la coppia politica che formiamo possa davvero cambiare le cose. Può rappresentare una ventata di novità per il nostro paese e cambiare la vita quotidiana dei francesi”, ha affermato Le Pen.Il termometro, a Parigi, segna 33 gradi. Forse sono di più. Ma dentro il Palazzo di giustizia, situato sull’Île de la Cité, l’aria era ancora più irrespirabile. E non solo per l’assenza di aria condizionata. Nella première chambre della Corte d’appello era attesa la sentenza sull’affaire degli assistenti parlamentari del Parlamento europeo per il quale Le Pen è stata condannata in primo grado a quattro anni di carcere e cinque di ineleggibilità con applicazione immediata. In ballo non c’era un semplice caso di appropriazione indebita di fondi pubblici, ma il futuro politico di una donna, di un partito di cui è l’incarnazione, della Francia. Dopo una “brevissima sintesi dei princìpi che hanno guidato la Corte nel suo processo decisionale”, la presidente della Corte d’appello Michèle Agi ha ribadito a più riprese che “i fatti sono gravi”, ricordando che l’“organizzazione” messa in piedi da Le Pen e gli altri imputati ha sottratto per undici anni, ovvero “tre mandati”, somme versate dal Parlamento europeo, normalmente destinate a “sostenere i deputati europei nelle loro azioni politiche”. Il danno complessivo è stimato in 2,8 milioni di euro, di cui gli imputati devono ancora rimborsare 1,9 milioni di euro. Per la Corte, la frode è imperdonabile. “Questi fatti hanno gettato discredito sulle istituzioni europee”, ha sottolineato la presidente della Corte, prima di aggiungere: “Sono gravi anche perché si sono protratti nel tempo. Sono gravi soprattutto perché commessi da rappresentanti eletti incaricati di tutelare l’interesse generale, dai quali ci si aspetta integrità e un comportamento esemplare”. La decisione dei giudici è stata di tre anni di reclusione, di cui due con sospensione della pena e un anno agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Ma il momento clou è stata la lettura della sentenza di ineleggibilità. In primo grado Le Pen era stata condannata a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici con effetto immediato, il che le impediva di candidarsi all’Eliseo nel 2027. Ieri la corte, per rispetto della “libertà di candidatura” e della “libera scelta degli elettori”, “prerequisito per l’espressione democratica”, ha deciso di ridurre la pena accessoria a 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 con la condizionale, ovvero 15 mesi effettivi. “L’esecuzione di tale pena (di ineleggibilità) a partire dal 31 marzo 2025 ha già riparato la violazione del dovere di probità”, ha dichiarato la presidente della Corte d’appello Secondo i giudici, dunque, la pena di ineleggibilità era già stata scontata. All’uscita dall’aula, Rodolphe Bosselut, l’avvocato di Marine Le Pen, ha sottolineato “un cambiamento significativo, in particolare quanto alla pena di ineleggibilità”. “Ora stiamo valutando la decisione nel suo complesso. Ne discuteremo questo pomeriggio e rilasceremo un comunicato in seguito sulle eventuali misure da adottare a seguito di questa decisione”, ha aggiunto. Dopo la sentenza, Le Pen, Bardella e tutto lo stato maggiore del Rn si sono riuniti d’urgenza nella nuova sede del partito, in rue Cortambert, a ovest di Parigi, per sciogliere la riserva sul futuro candidato del partito sovranista. In serata Marine ha chiamato il suo delfino per comunicargli la sua decisione: sarà lei, per la quarta volta consecutiva, la candidata del Rassemblement national all’Eliseo.
Mi candido io: Marine Le Pen sfascia i piani di avvicendamento con Bardella
La sentenza di oggi consente alla leader di Rassemblement National di candidarsi all'Eliseo ancora una volta, nonostante la frode sussista












