L’imprenditore ha dichiarato che un gruppo estero dell’internazionale socialista aveva sondato alcuni personaggi italiani, tra cui Ranucci

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Il caso dell’ordigno contro Sigfrido Ranucci, che fino a pochi giorni fa sembrava essere un atto di intimidazione per il quale, per altro, il giornalista ha ricevuto solidarietà bipartisan, sembra essere ben altro. L’imprenditore Valter Lavitola è indagato come mandante ma nega qualunque coinvolgimento e il fatto più inquietante della vicenda è che Lavitola e Ranucci si considerano migliori amici. Sono molte le ombre che si addensano su questa vicenda, a partire da un questionario che Lavitola avrebbe preparato con lo scopo di portare Ranucci a diventare il leader del campo largo, probabilmente già alle elezioni del 2027.“Anche lui ha collaborato” alla sua realizzazione, “apportando alcune correzioni, come altri giornalisti che conosco”, ha spiegato Lavitola in un’intervista a La Repubblica. Ma sull’indagine si chiude a riccio: “Non posso dire nulla dell’indagine, ho già parlato ai magistrati. Eravamo d’accordo? Ma figurarsi, saremmo stati dei pazzi”. Eppure, dopo i primi momenti in cui il giornalista ha rivendicato quell’amicizia, ora qualcosa sembra essere cambiato e non esclude più un coinvolgimento di Lavitola in quell’attentato: “Mi dispiace, mi offende, se dubitasse davvero di me gli sputerei in faccia”.L’imprenditore sostiene che tutto è nato durante una serata all’estero, dove “c’erano vecchi amici dell’internazionale socialista. Ho sempre mantenuto i contatti con i progressisti. Uno di loro, autorevolissimo, straniero, mi racconta che avevano sondato alcuni personaggi illustri italiani, in vista delle elezioni” e che “Ranucci era andato fortissimo. Talmente bene che stentavo a crederci anche io”. Ma il giornalista non era convinto di quel passo: “Ci siamo visti intorno a Natale, a cena. Mi ha risposto: sei impazzito. Mi riteneva farneticante. Non ne voleva sapere di entrare in politica”. Qualche tempo dopo, ha poi spiegato Lavitola, “con altri colleghi giornalisti, di cui ho grande stima, ragionavamo dei problemi della sinistra, della difficoltà di trovare un leader terzo. Mi è tornato in mente il sondaggio estero. Ho chiesto loro un aiuto per formulare i quesiti. L’ho fatto vedere anche a Sigfrido, che ha fatto qualche correzione finale. Poi ho fatto una colletta per pagare il sondaggista”.