HomeArezzoCronacaUccisi alla vigilia della Liberazione. Gli fecero scavare la loro fossa. Poi gli spari: omaggio dopo 80 anniFrancesco 23 anni, Giuseppe 18: non erano partigiani ma antifascisti e si erano riparati sul monte Lignano. Trovati dai nazisti e interrogati, gli lasciarono solo il tempo di un’ultima lettera alle famiglie. La cerimonia.Francesco Nocentini e Giuseppe Franci furono costretti a scavarsi la fossa prima di essere usccisi dai nazisti (foto di repertorio)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciProvate per un attimo a chiudere gli occhi e a pensare a cosa significasse avere vent’anni nel luglio del 1944. Significava guardare le colline intorno ad Arezzo e sperare, con il cuore in gola, che l’incubo stesse per finire. La Liberazione era lì, a un passo, si respirava già nell’aria pesante dell’estate. Francesco Nocentini di anni ne aveva ventitré, Giuseppe Franci diciotto, era appena maggiorenne. Che poi, allora come oggi, non è certo l’età a definire il valore di un uomo. Non erano partigiani, non imbracciavano le armi, ma nei loro cuori batteva forte il rifiuto per la dittatura: avevano detto di no alla Repubblica Sociale, scegliendo di nascondersi sul monte Lignano per non diventare complici dell’orrore. Ma il destino, a volte, ha il passo feroce e cieco di una pattuglia nazista in ritirata. Fu il ritrovamento di un vecchio fucile da caccia in un casolare a Santa Flora, dove viveva Francesco, a condannarli. Per i soldati tedeschi bastava quel vecchio arnese a fare di due ragazzi spaventati due pericolosi ribelli.
Uccisi alla vigilia della Liberazione. Gli fecero scavare la loro fossa. Poi gli spari: omaggio dopo 80 anni
Francesco 23 anni, Giuseppe 18: non erano partigiani ma antifascisti e si erano riparati sul monte Lignano. Trovati dai nazisti e interrogati, gli lasciarono solo il tempo di un’ultima lettera alle famiglie. La cerimonia.









