Lecco, 13 luglio 2026 – Età diverse, origini diverse, lavori diversi, ma stessa morte, lo stesso giorno, il 12 luglio 1944. Ma soprattutto lo stesso desiderio: la libertà. Ottantadue anni fa ieri, 67 internati politici furono trucidati dalle SS naziste e dai repubblichini, fucilati come tiri al bersaglio viventi al poligono di tiro di Cibeno, frazione di Carpi, dopo essere stati internati nel campo di concentramento di Fossoli.
Tra loro c'erano anche quattro lecchesi: Luigi Frigerio, 43 anni di Laorca, che tutti chiamavano Signur; Lino Ciceri, il più giovane, appena 20 anni, di Acquate; Antonio Colombo di 40 anni di Germanedo; Franco Minonzio, di anni 33, di Castello.
Chi erano
Luigi lavorava in una trafileria, la mitica Badoni, ed era un sindacalista. Lino era un apprendista meccanico, anche lui in forza alla Badoni, oltre che uno dei primi partigiani di Erna. Antonio era un piccolo commerciante di legna e carbone e uno degli organizzatori dei partigiani di Campo de Boj sopra Lecco; ha aiutato tanti ebrei e alleati a riparare in Svizzera. E poi Franco, impiegato, sempre alla Badoni, antifascista della prima ora, responsabile nel marzo del 1944 del Comitato sindacale clandestino e membro del Comitato di liberazione nazionale.








