La seconda sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Pietro Guadalupi, imponendo al Riesame di Lecce una nuova valutazione del caso. Per i suoi avvocati, Gianvito Lillo e Danilo Di Serio, il provvedimento conferma che il Tribunale del Riesame aveva omesso di considerare compiutamente le eccezioni della difesa: l’obiettivo è dimostrare la totale estraneità dell’ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi ai fatti contestati.
Guadalupi era stato arrestato il 17 marzo scorso nell’ambito dell’operazione «Colemi», che ha colpito la frangia tuturanese della Sacra corona unita guidata dallo storico boss Salvatore Buccarella. L’inchiesta della Dda di Lecce, coordinata dalla pm Carmen Ruggiero, ha documentato un sistema di estorsioni che, secondo l’accusa, mirava a riaffermare il controllo del clan sul territorio. Episodi da 3.000 euro ai danni di imprenditori agricoli, richieste mensili per la «guardiania», minacce di incendi e danneggiamenti. In questo contesto, a Guadalupi viene contestato un ruolo di «facilitatore» in un episodio da 500 euro: avrebbe indicato la persona impegnata in lavori di bonifica e presenziato alla consegna del denaro. Lui si è sempre difeso sostenendo di aver agito per paura, non come complice della Scu.










