Pietro Guadalupi resta in carcere. Ieri mattina ha risposto alle domande della gip Maria Francesca Mariano, negando l’addebito del ruolo di facilitatore nella presunta estorsione (ai danni di un imprenditore) aggravata dal metodo mafioso in concorso con altri esponenti della frangia tuturanese della Scu. Assistito dall’avvocato Danilo Di Serio, Guadalupi è apparso provato dal carcere - è detenuto a Lecce - durante l’interrogatorio di garanzia.
Alla gip ha chiarito la propria posizione e ha riferito di essere lui stesso vittima del disegno criminoso ricostruito dalla Squadra mobile di Brindisi, guidata dal vice questore Giorgio Grasso. In effetti, dalle intercettazioni captate durante un incontro tra Salvatore Buccarella, Umberto Attanasi e Vincenzo Schiavone emerge il riferimento a un «Pietro» e poi «Guadalupi» con disponibilità di denaro, che sarebbe stato destinatario di un’azione punitiva, ricorrendo alla vis intimidatoria. L’avvocato Di Serio presenterà istanza di riesame.
L’inchiesta, coordinata dalla pm della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero, in questa ulteriore tranche (la prima risale all’1 settembre con i fermi e la seconda al 12 settembre con gli arresti di Salvatore Buccarella, Umberto e Pasquale Attanasi, Vincenzo Schiavone e Stefano Malerba) ha portato all’arresto in carcere di Mauro Iaia, difeso dall’avvocato Ladislao Massari; Adriano Vitale, assistito da Paolo Cantelmo; Alessandro Blasi, difeso dall’avvocato Francesco Cascione. Blasi, fuggito sui tetti all’alba del blitz e resosi irreperibile, è stato fermato il 18 marzo dai poliziotti mentre si recava dai carabinieri di San Pietro Vernotico per costituirsi. Per lui, l’interrogatorio di garanzia si svolgerà stamane alle 9.30. Sia Iaia che Vitale hanno risposto alle domande della gip Mariano e negato gli addebiti loro contestati circa presunte estorsioni aggravate dal metodo mafioso (a Iaia viene contestata anche l’associazione).








