Cucchi
Breve fu la sua vita, interrotta a causa di un tragico e assurdo episodio. Ingeborg Bachmann era nata a Klagenfurt, in Austria, un secolo fa, il 25 giugno del 1926 e morì a Roma, nella sua casa di via Giulia, il 17 ottobre 1973, e dunque aveva solo 47 anni. Il 26 settembre, dopo aver assunto tranquillanti per fronteggiare lo stress, si era addormentata con la sigaretta accesa. La sua vestaglia si incendiò, e la poetessa subì danni che la condussero alla morte. L’Italia era stata per lei una precisa scelta, e lo vediamo dai suoi versi. Si trasferì prima a Ischia, poi a Napoli e infine a Roma. Aveva peraltro anche soggiornato due mesi negli Stati Uniti.
Va subito detto comunque della sua precocità: già agli esordi ne era era infatti stato autorevolmente riconosciuto il valore, e infatti sull’importante settimanale tedesco Spiegel era stata giudicata "la più importante poetessa tedesca del dopoguerra". In italiano usciva nel 1978 per Guanda una edizione delle sue Poesie tradotte da Maria Teresa Mandalari. Invocazione all’Orsa Maggiore , sua opera fondamentale, pubblicata in originale nel 1956 (preceduta, tre anni prima, da Il tempo dilazionato) è apparsa da SE nel 1994, poi da Adelphi in Italia a cura di Luigi Reitani nel 2023. Ed ecco il testo che dà proprio il titolo a quella importante raccolta: "Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata, / fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi, / stelle occhi, / nel folto si aprono, scintillanti, / le tue zampe con gli artigli, / stelle artigli, / vigili pascoliamo gli armenti, / pur da te ammaliati, e diffidiamo / dei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzi / denti dischiusi, / vecchia orsa. / Un cono di pigna: il vostro mondo. / Voi: le sue squame. / Dagli abeti del principio / agli abeti della fine / lo rivolto, lo sbalzo, / l’annuso, ne saggio il sapore / e l’abbranco. // Temete e non temete! / Gettate l’obolo nella borsa, / all’uomo cieco una buona parola, / perché tenga l’orsa al guinzaglio. / E condite gli agnelli di spezie. // Potrebbe quest’orsa / liberarsi, non più minacciando, / incalzando ogni pigna, dagli abeti / caduta, maestosi abeti alati, / precipitati dal paradiso".










