Il libro. 13 luglio 2026 alle 00:16Intenso romanzo d’esordio della scrittrice–regista di Iglesias
In un’epoca in cui l’editoria italiana sforna di continuo storie costruite su colpi di scena, ritmi forsennati, personaggi funzionali alla trama “Una brutta voglia”, esordio di Anna Schirru (Wudz Edizioni, 2026) è una preziosa anomalia per densità stilistica e coraggio formale.
La voce è quella di una bambina senza nome cresciuta a Iglesias, che non racconta dall’alto di una distanza adulta rielaborata ma registra, accumula, devia, torna indietro. Il fraseggio imita il ritmo della memoria infantile, quel modo di fare i conti con il mondo in cui tutto ha lo stesso peso; c’è in questa scelta una tensione che ricorda, non imitandoli, certi esiti atzeniani, per certo letti e fatti propri dall’autrice.
La struttura del romanzo alterna capitoli in prima persona a capitoli corali scanditi dall’anafora “Da dove veniamo noi” che funzionano come un coro tragico, eleggendo la vicenda individuale ad affresco collettivo senza mai appesantire la narrazione.
Lo spazio del romanzo è spesso verticale, e la verticalità è il dispositivo simbolico più potente del testo: si sale al Buon Cammino, si scende nelle miniere dove abitano i pensieri non detti, i morti con i segreti nelle tombe, i bambini vissuti un solo giorno. Si scende sott’acqua, si risale in superficie. In mezzo si vive, si litiga, ci si ama in quel modo storto e tenace che è il solo disponibile.







