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Ultimo aggiornamento: 7:55
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“Sono a Roma non per nascondermi ma per vedere il mondo”, avrebbe detto Ingeborg Bachmann (1926 Klagenfurt, Austria – 1973 Roma), ma non certo seguendo quel vedere codificato da Wolfgang Goethe. Il mondo che vede Bachmann vivendo nella “sua terra primogenita” si compone di sensazioni, di colori, di moti d’animo e di speranza per una vita diversa da quella imposta dall’appartenenza alla cultura nativa, anche se resterà fedele alla lingua madre. Le prime tre poesie ricostruiscono in modo emblematico il percorso di un io lirico consapevole di un suo futuro più duro, che lo spinge a un confronto tra Nord e Sud, che sfocia nella sua decisione di affidare la sua esistenza ad una terra primigenia. La quarta poesia è di assoluta tragica attualità e testimonia l’impegno pacifista di una scrittrice cresciuta tra gli orrori del nazismo e della seconda guerra mondiale.






