Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 18:42
Lutz Seiler, vincitore di ogni premio possibile in Germania, non è uno di quelli che ti serve la solita minestra riscaldata. E con Stella 111 (traduzione di Silvia Albesano; Utopia Editore), l’autore di Gera, ci sbatte in faccia un mattone che è un affresco storico, un romanzo di formazione e un trattato sulla sopravvivenza in un colpo solo. Non un libro, ma una terra di mezzo che si allarga sotto i piedi mentre leggi.
Siamo alla caduta del Muro di Berlino, quel momento epocale in cui la Storia, con la S maiuscola, si è fatta beffe di milioni di vite, e le ha lasciate lì, appese a un filo. Carl, il protagonista, ha ventiquattro anni, è uno studente-manovale e si ritrova a dover custodire la casa di famiglia a Gera, nella Germania Est, mentre i genitori, Inge e Walter, si lanciano nella grande fuga verso l’Ovest, alla rincorsa di una giovinezza rubata che, si sa, non torna mai indietro.
E qui sta il colpo di genio di Seiler: non la retorica del trionfo o della liberazione, ma l’odore della maceria e il silenzio assordante di un mondo che si spegne. Carl è il custode involontario di un fantasma, una memoria che i genitori vogliono sbrigativamente spedire in soffitta. Ma lui no. Lui non scappa. O meglio, la sua fuga è in avanti, e si chiama Berlino.






