Gerusalemme-Tel Aviv (Israele). L’assenza della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei dai funerali del padre continua ad alimentare interrogativi. Il figlio e successore di Ali Khamenei, secondo la valutazione condivisa con Linkiesta da un alto funzionario israeliano, è vivo, ma la sua mancata apparizione pubblica resta un elemento di incertezza. Non è andato ai funerali, come noto, ma non è chiaro perché, spiega il funzionario. Le ragioni potrebbero essere diverse: «Problemi di salute, perché potrebbe essere stato sfigurato dall’attacco subito, oppure ragioni di sicurezza, perché potrebbe temere un nuovo attacco dopo che abbiamo dimostrato di saper colpire».

Ma, al di là del mistero sulle condizioni del nuovo leader, il dato politico più rilevante è un altro: la Repubblica islamica non è entrata in una fase di paralisi. La macchina dello Stato continua a funzionare e il passaggio di potere sembra avvenire all’insegna della continuità. A confermarlo sono una serie di segnali arrivati nelle ultime settimane. Le nuove nomine ai vertici istituzionali, la prosecuzione delle consultazioni interne e soprattutto la firma del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti indicano che il sistema iraniano ha mantenuto una capacità decisionale anche nella fase più delicata della successione.