Una foto fissa, una voce femminile ferma che legge un messaggio che suona come una dichiarazione di guerra.

A quasi due settimane dal raid di Usa e Israele che ha ucciso il padre Ali e gran parte della sua famiglia, la nuova Guida Suprema dell'Iran Mojtaba Khamenei si è rivolto alla nazione. Lo ha fatto quattro giorni dopo l'ufficializzazione della sua nomina, ma senza comparire di persona: il video proponeva solo la sua immagine, con un leggero sorriso accennato, accanto ad una bandiera del regime che sventolava.

Non si è rivolto dal vivo agli iraniani, neanche con un audio, con un'assenza che pesa più delle parole pronunciate e solleva interrogativi sulla sua sorte e sulla stabilità del regime degli ayatollah.

Mentre sullo schermo dell'Islamic Republic of Iran Broadcasting (la tv di stato IRIB) campeggiava il ritratto del secondogenito di Ali Khamenei, la speaker ha così letto un testo dai toni ultra-radicali, pieno di minacce e ultimatum che rimarca una linea di continuità assoluta con la retorica del padre. Ma priva della fisicità necessaria a legittimare il nuovo potere agli occhi del popolo e delle milizie.

E dietro la scelta di non apparire si addensano nubi fitte, alimentando diverse ipotesi tra gli analisti di intelligence. La prima è che sia ancora convalescente, dopo essere rimasto ferito nel raid che ha ucciso il padre. O in operazioni successive, forse ferito ad un piede, o a una gamba e al busto, come ipotizzato da alcune indiscrezioni. Lo stesso figlio del presidente Masoud Pezeshkian aveva affermao che il nuovo leader, pur salvo, era rimasto ferito durante i raid americani-israeliani.