La forza del mito, si sa, è senza tempo: i personaggi che lo popolano interpretano da sempre passioni e desideri universali. I classici che per primi hanno messo su carta le loro storie, spesso ne hanno sottolineato aspetti diversi; se la Medea di Euripide è una donna abbandonata in terra straniera, quella di Seneca è in preda alla collera e all’ira e quella delle Metamorfosi di Ovidio, che ha poteri magici, non somiglia del tutto alle precedenti. In questo solco che attraversa anche la contemporaneità (con il romanzo di Christa Wolf e la Medea pasoliniana in prima linea) si colloca il graphic novel di Rita Petruccioli edito da Bao Publishing.
Ne abbiamo parlato al Passaggi Festival di Fano, dove l’autrice ha fatto tappa prima di approdare al «Bande de Femmes» il festival di fumetto della Libreria Tuba a Roma.
Come arriva l’idea di dedicare un libro a Medea?
Si tratta di un percorso autoriale che dura da 10 anni, da quando mi dedicavo all’illustrazione. Per anni ho illustrato i classici per ragazzi, soprattutto mitologici: mi trovavo molto bene in questo ruolo perché ho studiato al liceo classico e sono nata e vivo a Roma, che non è poco per quanto riguarda l’idea di classicità e antichità. Dopo anni di lavoro ho iniziato a disegnare fumetti, accantonando deliberatamente la mitologia e promettendo a me stessa che sarei tornata sui miei passi solo se qualcuno mi avesse chiesto di disegnare Medea.







