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Ultimo aggiornamento: 7:50

Le Argonautiche sono un poema epico alessandrino in quattro libri, 6000 versi e tre proemi. Rievocano l’antichissimo mito degli Argonauti e la spedizione: Giasone, per rientrare in possesso del regno del padre usurpato dallo zio, è costretto a recarsi nella lontana Colchide per riportare di là il vello d’oro; dopo aver radunato il fior fiore degli eroi, salpa da Iolco a bordo della famosa nave Argo; arrivato in Colchide, il re Eeta si dichiara pronto a cedergli il vello, a patto che superi una prova difficilissima, quasi impossibile; ma niente è impossibile all’amore – Medea, figlia di Eeta, maga ed esperta erborista, si innamora follemente dell’eroe greco e decide di aiutarlo a superare la prova, tradendo così il padre e la famiglia.

La Medea di Apollonio è una Medea molto più giovane rispetto alle altre varianti del mito, un’eroina in formazione che non ha ancora oltrepassato il confine sottile, a senso unico, tra l’adolescenza e la giovinezza, tra il suo mondo d’origine, barbaro, dominato dalla magia e dall’irrazionale, e un mondo nuovo, quello greco, patria del logos. L’amore, come nella migliore tradizione platonica, è spinta, anelito, impulso all’attraversamento. E Giasone, suo malgrado, incarnazione inconsapevole e passiva di questo slancio. Il Giasone di Apollonio appare statico, privo di quella ferocia vitale che contraddistingueva l’eroe omerico, teso all’isolamento più che all’auto-affermazione, senza ambizioni di gloria.