di
Roberta Scorranese, inviata a Umbertide (Pg)
«Il vino? Qui lo produco io. Una volta trascorsi un capodanno a Cuba in ospedale con Maradona»
Una voce arriva dalla cucina. «Va bene una pasta fredda con mozzarella e pomodorini?». La mozzarella no, ma i pomodori, l’olio di oliva e il basilico vengono dall’orto che si scorge dal pergolato e il profumo di erbe selvatiche avvolge il grande letto africano («Arriva dal Kenya») che Emanuele Filiberto di Savoia ha voluto nel patio. «Io qui mi trasferisco anche per stare da solo, mi sdraio e mi faccio attraversare delle idee», dice l’imprenditore 54enne, residenza a Montecarlo ma cuore saldamente annodato a questa campagna umbra, alle porte di Umbertide.
Casa SavoiaLa compagna Adriana Abascal è a Parigi, le figlie Vittoria e Luisa arriveranno a fine luglio, dalla cucina arredata con grandi foto di Newton e di LaChapelle arriva un buon odore. «Questo è il vino che produco io, una delle tante cose che faccio». E quali sono le altre? «Be’ faccio il vu cumprà di Casa Savoia». Promuove l’immagine della ex casa regnante, coordina gli ordini monarchici (un piccolo esercito di oltre tremila persone in Italia), guida diverse iniziative imprenditoriali, possiede il Savoia Calcio e ha appena scritto un libro, La regina di maggio, che non è solo una biografia affettuosa della nonna, Maria José di Savoia, ma è anche una ricostruzione delle vicende familiari al di là delle strade battute.









