Guanciale che si veste di rosa come l’incarnazione di putti paffuti, pomodoro che arrossa le gote di divinità compiaciute, pecorino che scende come una pioggia di luce dorata a illuminare stucchi e volute: a Roma, anche un piatto sa prendersi la scena con grazia barocca. Così, l’11 settembre, l’apertura di Fernanda a Palazzo Grazioli è stata celebrata con una “matriciana”: tra le più buona di Roma, sicuramente la più autentica, abbastanza sfacciata da reggere il confronto con gli affreschi barocchi senza temere paragoni.

ph. Dario Borruto

Perché se il barocco è il tentativo di rendere visibile l’invisibile, di portare la meraviglia nella vita di tutti i giorni, nulla di più calzante in questo palazzo, che di vite ne ha cambiate parecchie: nato nel Cinquecento con Giacomo della Porta, ridisegnato un secolo dopo da Camillo Arcucci, ingrandito nell’Ottocento dal duca Vincenzo Grazioli con l’aiuto di Antonio Sarti. Ha accolto ambasciatori d’Austria e infanti di Spagna, ha visto passare carrozze nobiliari e feste mondane, ha offerto salotti papalini e, più di recente, ha fatto da residenza a un premier. Oggi è la prestigiosa sede della Stampa Estera, organismo che raccoglie e rappresenta i corrispondenti stranieri accreditati in Italia, che conta circa 350 soci, provenienti da circa 50 Paesi. Ognuno ha lasciato un segno: paraste con teste leonine, portali di marmo, arazzi e lampadari oggi vincolati dalla Soprintendenza. Dopo il restauro di Serena Mignatti, il palazzo ha cambiato ancora: meno orpelli, più leggerezza. Coworking, sale conferenze, verde idroponico. Insomma, un luogo che si lascia vivere senza smettere di raccontare il suo passato e che, da pochi giorni, ospita anche il ristorante “Fernanda”.