Incontrai Valter Lavitola, ciarliero e affabulatore, nel suo ristorante romano “Cefalù”. Eravamo nel pomeriggio del 28 dicembre 2021. Lui fece arrivare due calici di Sauvignon. Io azionai il registratore: l’intervista che segue, però, è rimasta in gran parte inedita, sepolta per cinque anni. La registrazione di quella chiacchierata riemerge oggi, carica di riferimenti e di preconizzazioni: dalla dinamica delle amicizie contrastate alla forza misurata del suo amico camerunense, fino a quel suo ristorante come luogo d’incontro informale tra detentori di poteri diversi.
Cos’è davvero il suo ristorante?
«Un piccolo circolo di persone che sanno ancora leggere e scrivere».
Una risposta romantica, ma un po’ aleatoria. Chi frequenta davvero Cefalù?
«Succede tutto molto spontaneamente. Sono arrivati parlamentari, ex parlamentari, persone dei Cinque Stelle, di Fratelli d’Italia, professionisti, diplomatici. C’è perfino un ex capocentro della Cia. Tutto è nato quasi per caso: un parlamentare venne a portarmi della cacciagione, poi arrivarono altri amici e, il giovedì sera, a fine cena, ci si fermava a discutere di politica. Così, negli anni, si è formato questo piccolo circolo».












